Santuario: Madonna delle Grazie


Parrocchia di Grosotto
 
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Parrocchia di Grosotto


Parrocchia di Grosotto

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il capolavoro del Venusti della "Sacra Famiglia" e
dal 4 Agosto con Decreto Vescovile, affidare alla Madonna
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Visitare il Santuario Mariano è sempre un'esperienza che avvolge il dono
della Fede, rafforzandola.

Parrocchia di Grosotto
 
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LE CARTOLINE E LA STORIA DEL SANTUARIO IN UN PRATICO RACCOGLITORE
disponibile in Santuario

 
Parrocchia di Grosotto

12 dicembre 2015
L'associazione di volontariato "Amici della Croce di Campiano"
ha promosso la pubblicazione del libro
"Il Santuario della Madonna delle Grazie di Grosotto"
di Graziano Robustellini
per info leggi l'avviso

 
SANTUARIO DELLA BEATA VERGINE DELLE GRAZIE
Edificato durante l'ultimo scorcio del Medioevo quale espressione tangibile e radicata della devozione mariana quattrocentesca, il santuario della Madonna delle Grazie di Grosotto è una delle chiese mariane più antiche presenti sull'attuale territorio della provincia di Sondrio. Sorse nel 1487 in seguito ad un voto formulato alla Madonna dagli abitanti del paese alfine di scongiurare l'imminente invasione delle truppe elvetiche le quali, proprio in quell'anno, erano calate da Bormio e avevano devastato i paesi vicini. Secondo la tradizione, il popolo di Grosotto, guidato dal curato Gregorio de Scenda, si era recato processionalmente sul luogo ove incontrò le truppe dei grigioni supplicandole di risparmiare il paese, cosa che effettivamente avvenne. In memoria di questo evento, la cui prodigiosità venne attribuita ad un intervento della Vergine Maria, in quel luogo che si trova poco fuori dell'abitato, appena al di là del torrente Roasco, fu eretto un capitello, mentre la chiesa venne costruita poco distante. Era una chiesa di piccole dimensioni quella originaria, da subito tuttavia officiata e dotata con ogni probabilità anche di una statua raffigurante la Vergine delle Grazie alla quale la chiesa stessa fu dedicata in occasione della consacrazione dell'edificio, avvenuta soli tre anni dopo, nel 1490. La chiesa divenne ben presto meta di devozione e di pellegrinaggio da parte della popolazione locale, come attestano non solo i molteplici lasciti testamentari in favore della chiesa stessa, bensì anche i numerosi ex-voto donati per grazia ricevuta. Divenuta nel corso degli anni insufficiente a contenere un flusso di devoti e di pellegrini che andava aumentando sempre più, nel 1534 la chiesetta fu ingrandita di una metà. L'edificio attuale risale invece ai primi anni del Seicento, quando la chiesa originaria nel 1609 fu quasi interamente demolita per lasciare il posto ad una di maggiori dimensioni, secondo i canoni artistici e architettonici dettati dal Concilio di Trento, in un clima di affermazione dei principi della Controriforma cattolica contro il dilagare dell'eresia protestante che, anche in Valtellina, territorio soggetto al dominio grigione, aveva conosciuto una certa diffusione. Il nuovo tempio fu edificato fra il 1609 e il 1634 su disegno di Sebastiano Scala e sotto la direzione dell'architetto Gaspare Aprile, entrambi ticinesi. Semplice, nella sua austerità, la facciata del santuario è limitata da due lesene in pietra verde (locale), coronata da un alto timpano con finestra finacheggiata da due affreschi del sec. XVII (l'Angelo e Maria Annunciata). Sotto il timpano vi è un'imponente trifora incorniciata da pietra e con balaustra. L'architetto Gaspare Aprile, nel 1638, disegnò anche il portale, eseguito poi da G.Pietro Marni di Bormio, lapicida. Sull'architrave fu collocata una targa di marmo bianco dove venne incisa la dedica del tempio. Il portale ligneo fu realizzato da Pietro della Rocca di Cepina fra il 1651 il '52 e rappresenta un'opera mirabile di intaglio. Esso è stato restaurato nel 1945-46, insieme alla porta laterale, dall'abile restauratore tedesco Wolfgang Haller di Monaco. Di minor interesse le facciate laterali, ad eccezione delle finestre in stile classico del coro e della sacrestia. Una di queste è sormontata da un timpano che porta sulla sommità un vaso di fiori, in bassorilievo, recante la data 1630 e le lettere PRF (Pietro Robustelli fece). La sacrestia, sul retro del presbiterio, fu iniziata nel 1667 e ultimata nel 1670-71 da Battista Aprile. Vi si conservano una tela, affissa alla volta, di Francesco Piatti, residente a Mazzo (1700); una tela raffigurante la Sacra Famiglia di Marcello Venusti, pittore romano originario di Mazzo (sec. XVI); il ritratto di Giovanni Tuana vescovo di Neustadt, nativo di Grosotto (1599-1666); un inginocchiatoio, un armadio di grandi dimensioni e un confessionale, tutti in noce intagliato del '700. Le fondamenta del campanile, che sostituirono quello della chiesa primitiva, furono gettate nel 1645, benché la costruzione proseguì assai lentamente. Venne infatti terminata nel 1705 da Cristiano Pruneri di Grosio. La torre, molto slanciata, è un'opera di indiscutibile merito architettonico. E' alta 67.80 mt., con cinque campane dal timbro potente ed espressione armoniosa, uno dei migliori concerti creati dalla ditta Pruneri di Grosio (1862-1909). Il campanile fu oggetto di un'imponente opera di restauro nel 1987, in occasione del V° centenario della costruzione del santuario. L'interno del santuario è ampio e luminoso, a una sola navata, ripartita da coppie di lesene di pietra verde con due cappelle per lato e la volta a botte, decorata dal pittore Eliseo Fumagalli di Delebio, fra il 1921 e il '22. Essa rappresenta una grandiosa composizione raffigurante l'Assunzione in cielo della Vergine Maria. Ai lati del portone centrale sono collocate due tele del '600 di particolare interesse storico: quella a sinistra illustra l'origine del santuario (1487), quella di destra riporta la scena di un miracolo avvenuto nel 1635, descritto nell'epigrafe ai piedi della tela stessa. Prima cappella, a sinistra entrando, è affrescata da Ferdinando Crivelli (1764), con decorazione barocca che incornicia la tela raffigurante l'Immacolata e i Santi (sec. XVIII). La seconda cappella, sempre affrescata dal Crivelli, accoglie sull'altare un singolare tipo di ancona in legno intagliato e dorato, con tela della Vergine Maria con Sant'Antonio e San Filippo Neri (1644). La prima cappella, a destra entrando, decorata con stucchi piuttosto leggeri e con ancona pure di stucco (1726), porta la tela che raffigura lo Sposalizio di Maria Vergine, attribuita a Francesco Piatti (sec. XVII). Si noti il paliotto in scagliola, datato 1727. La seconda cappella è ritenuta la più importante poiché l'ancona, eseguita da Martino Tuana Moretto fra il 1662-63, ospita la statua in legno dipinto che raffigura la Madonna col Bambino, dello scultore pavese Giovanni Angelo del Maino (sec. XVI). Questa è la statua da sempre venerata in santuario come Beata Vergine della Grazie. Due sono tuttavia i simulacri della Vergine oggetto di antica devozione: la prima è appunto questa più antica della Vergine seduta in trono con il Bambino in grembo e, la seconda, è la statua della Madonna della Cintura, la cui devozione ebbe inizio intorno al 1690. L'ancona della seconda cappella, le cui decorazioni sono pure del Crivelli (1764), dapprima conteneva una tela del milanese Gerolamo Chignoli, ora appesa alla parete dell'arco trionfale, raffigurante la Vergine col Bambino, San Rocco e San Sebastiano, recentemente restaurata. Una data significativa per il santuario è quella del 20 novembre 1938, che segnò l'intronizzazione dell'antico simulacro della Madonna nella nicchia del nuovo altare della seconda cappella, e la incoronazione con corona d'oro da parte del Vescovo di Como, Alessandro Macchi. Allo stesso simulacro fu poi apposta la rosa d'oro, il 20 novembre 1987, segno di gratitudine per la materna protezione a Grosotto durante il periodo dell'alluvione di quell'anno, da parte del Vescovo di Coira (CH), Giovanni Wonderach. Le cappelle laterali sono chiuse da cancellate in ferro battuto con decorazioni in bronzo, opera di Giovan Battista Parolina di Capo di Ponte (1689-94); la cancellata del presbiterio, collocata come strumento difensivo contro gli eretici, è invece del 1630-31. Il santuario ospita tre imponenenti e meravigliose opere d'intaglio ligneo: l'organo, il pulpito e l'ancona. La cassa dell'organo, maestosa opera d'arte settecentesca, fu scolpita ed intagliata dapprima dal bresciano Paolo Scalvini (1706-08), poi ultimata da Giovan Battista del Piàz di Cles (1713-14). Nella balconta, ricca di fregi che fanno da cornice a dei pannelli in bassorilievo, è rappresentato, al centro, l'intervento prodigioso della Madonna nel 1487; a destra, la Religione che sconfigge l'eresia, la Visitazione e l'Assunta; a sinistra la Fede che vince l'idolatria, la Presentazione al tempio di Maria SS. e, ancora, l'Assunta. Nella parte superiore del castello delle canne, pendono festoni di foglie, frutti e fiori. In alto, una grande statua del re Davide con l'arpa e angeli con le trombe. Il grandioso e pregevole strumento sonoro dell'organo è dotato di 1500 canne 30 registri. Il primo organo fu costruito da Giovanni Rogantini di Morbegno (1646); il secondo da Giovanni Battista Reina (1706); il terzo, l'attuale, si deve ai fratelli Serassi (1875). L'organo è stato recentemente restaurato dalla ditta Tamburini di Crema (1989-90). Di fronte all'organo, la cantoria, opera di mastro Mathias tirolese e di un certo mastro Andrea, è del 1700. Il pulpito è intagliato con particolare finezza. In esso sono raffigurate l'Assunta e i Santi. Sormontato da un ricco baldacchino che porta la statua di San Michele che schiaccia il drago. L'opera fu compiuta da Giovan Andrea del Musatto di Grosotto (1606). La monumentale ancona dell'altare maggiore misura 15 mt. di altezza, in legno scolpito, dipinto e decorato da Pietro Ramus di Mu in Valcamonica (1673-80). Nella prima parte in basso, due colonne inquadrano una nicchia per la statua dell'Assunta con apostoli; nella seconda, un organo diviso in tre scomparti con Santa Cecilia tra gli angeli. Nella parte superiore, gli angeli circondano la SS.Trinità impegnata a incoronare la Vergine Santa, Regina del cielo e della terra. Le due statue a fianco raffigurano i vescovi Sant'Eusebio e San Martino. Sul presbiterio, ai lati dell'altare, due banconi corali in noce del sec. XVII. L'intervento seicentesco di ingrandimento della chiesa, conservò la parte curva dell'abside dell'edificio più antico, ora dietro l'altare maggiore, con affresco di Eusebio Robustelli della Cuna del 1555, raffigurante l'Assunzione della Vergine. L'altare, di recente costruzione, in ossequio alla riforma liturgica, è pure in noce locale, su disegno dell'architetto Clemente Bernasconi e opera di Francesco Toloni di Pontagna. E' stato inaugurato il 21 luglio 1985. Si ammira poi, racchiuso sotto cristallo, al posto del vecchio altare, il paliotto in seta ricamata che fa parte del paramentale di cui il santuario è provvisto, compresa la pianeta riportata a nuovo per il V° centenario. La chiesa fu consacrata nel 1664 dal nunzio apostolico Federico Borromeo.
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